Pillole botaniche

Giardino della Guastalla

04/2018

Il Giardino della Guastalla, il secondo volume della collana Passeggiate botaniche nei Parchi di Milano
Da Corso di Porta Vittoria, un tempo stradone di Santa Prassede, inizia il tratto rettilineo di via della Guastalla che termina alle case dei Padri Barnabiti di via Commenda.
In questa bellissima zona centrale di Milano, Paola Ludovica Torelli contessa di Guastalla acquista, nel 1556, una casa con giardino dal medico don Matteo Quattro Marie, dove vi apre un educandato per fanciulle  nobili, bene educate, ma povere. 
​Il libro invoglia appassionati e frettolosi a conoscere questo piccolo spazio verde con più attenzione e a avvicinarsi, con atteggiamento più consapevole, alla natura dovunque essa si trovi.

 

 

 

Il Giardino della Guastalla, il secondo volume della collana Passeggiate botaniche nei Parchi di Milano
Da Corso di Porta Vittoria, un tempo stradone di Santa Prassede, inizia il tratto rettilineo di via della Guastalla che termina alle case dei Padri Barnabiti di via Commenda.
In questa bellissima zona centrale di Milano, Paola Ludovica Torelli contessa di Guastalla acquista, nel 1556, una casa con giardino dal medico don Matteo Quattro Marie, dove vi apre un educandato per fanciulle  nobili, bene educate, ma povere. 
​Il libro invoglia appassionati e frettolosi a conoscere questo piccolo spazio verde con più attenzione e a avvicinarsi, con atteggiamento più consapevole, alla natura dovunque essa si trovi. Numerosi e complessi sono gli avvenimenti storici che coinvolgono la proprietà fino al 1939, quando il  Comune la rileva, su consiglio del conte Gian Giacomo Gallarati Scotti, Podestà di Milano e dell’ex-sindaco Virgilio Ferrari, per farne il primo parco a carattere semipubblico aperto alla città. Tre date segnano la storia del giardino: 1556 l’anno della sua realizzazione; 1939 il primo restauro seguito, nello stesso anno, dall’apertura al pubblico e il 1998 anno della sua riqualificazione da parte dello Studio Land. Non semplici e non lineari sono gli eventi che riguardano l’arredo verde. La maggior parte delle piante storiche è perduta durante la Prima Guerra mondiale. In quegli anni il Giardino ospita un ospedale da campo e gli alberi sono usati come bersaglio dai degenti. L’arredo verde attuale risale alla sistemazione degli anni ’30. La superficie del Giardino pur non ampia, circa 12.000 m, è ricca di piante distribuite lungo i quattro lati, un fitto anfiteatro verde che si affaccia su un ampio prato da dove si scorgono alcuni tra i più significativi edifici della città: il Palazzo di Giustizia, la Sinagoga Centrale, la Ca’ Granda  sede dell’Università degli Studi di Milano. Una cornice bella e impegnativa. La conoscenza di questo lembo di natura è affidata a tre percorsi - giallo, rosso, azzurro- che si possono fare durante tutto l’arco dell’anno. In ognuno di questi sono indicate 21-22 tappe dove sostare e osservare le piante. In alcuni punti le chiome sono così vicine che s’intersecano in un groviglio di rami, rametti e foglie rendendo l’identificazione più complessa. Un censimento delle essenze originarie riporta la presenza di aceri, olmi, carpini, frassini, noci americani, abeti, ippocastani, pioppi, cefalotassi, tigli, platani, cedri deodara, magnolie. Tutte queste specie sono state ripiantate, spesso in più esemplari così da osservarle in momenti diversi del loro sviluppo vegetativo. Due piante caratterizzano il G: un platano secolare, all’inizio del percorso giallo, la cui ombra si staglia imponente sugli edifici retrostanti e una vecchia catalpa dal grosso tronco contorto sostenuta da due stampelle di acciaio, che la rendono ancora più degna di rispetto. Il libro invoglia appassionati e frettolosi a conoscere questo piccolo spazio verde con più attenzione e a avvicinarsi, con atteggiamento più consapevole, alla natura dovunque essa si trovi.

 

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